Il 17 novembre 2017, nell’ambito del vertice di Göthenburg, il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, nel proclamare una delle più importanti novità posta al centro degli impegni dell’Unione Europea, vale a dire l’impegno sul c.d. Pilastro dei Diritti Sociali, così si esprimeva:

«Oggi ci impegniamo per realizzare 20 principi e diritti che spaziano dal diritto a un’equa retribuzione al diritto all’assistenza sanitaria; dall’apprendimento permanente e una migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata; alla parità di genere e il reddito minimo: con il pilastro europeo dei diritti sociali, l’UE si batte per i diritti dei cittadini in un mondo in rapido cambiamento.»

Jean-Claude Juncker, Stefan Lofven, Antonio Tajani

Tale proclamazione, tanto stentorea nei propositi quanto rigorosa nei contenuti, ha, da subito, avuto una inconsueta eco istituzionale, e si è presto inserita, a pieno titolo, tra le priorità fondamentali che la Commissione Juncker da sempre persegue.

Il rafforzamento della dimensione sociale della Unione Europea, infatti, è, con ogni verosimiglianza, l’obiettivo principale che l’Europa si prefiggerà di conseguire, senza particolari riserve, da qui al 2025. D’altronde, non è un caso se tale priorità sia stata immediatamente condivisa e ribadita dalla Dichiarazione di Roma adottata dai leader dell’UE il 25 marzo 2017, ove con altrettanto interesse, convinzione ed entusiasmo, si suggellava il suddetto impegno proprio al fine di realizzare

Roma 2017 60 anni “sociali”

«[…] un’«Europa sociale»: un’Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l’integrità del mercato interno; un’Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; un’Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un’Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l’esclusione sociale e la povertà; un’Unione in cui i giovani ricevano l’istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un’Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale.»

Il pilastro, come noto, stabilisce 20 Principi fondamentali per sostenere i mercati del lavoro e i sistemi di protezione sociale affinché essi siano sostanzialmente equi e ben funzionanti, ed è accompagnato, e sostenuto, da una serie di iniziative sia legislative sia non legislative molto concrete.

i Principi fissati nel nuovo Pilastro sui diritti sociali dovranno dimostrare la loro effettività e la loro efficacia

 

È presentato, più in generale, sia come una raccomandazione della Commissione sia come una proposta di proclamazione congiunta del Parlamento, del Consiglio e della Commissione, e si basa, nello specifico, su tre vettori teleologici fondamentali, ciascuno dei quali, avvolge, al suo interno, i punti chiave pregiudiziali alla conseguente e puntuale applicazione.

Essi sono le pari opportunità e l’accesso al mercato del lavoro, le condizioni di lavoro eque, e la protezione sociale e l’inclusione, rispettivamente rubricati al Capo I, al Capo II e al Capo III dell’articolato dei Principi individuati dalla Commissione.

In particolare, gli obiettivi del Capo I, rubricati «Pari opportunità e accesso al mercato del lavoro», saranno perseguiti attraverso politiche idonee a favorire un più agevole accesso e sostegno all’istruzione, all’apprendimento e alla formazione permanente, nonché alla parità di genere, intesa come parità uomo/donna in tutti i settori del lavoro e della società, a cominciare dalla parità di retribuzione – ferme ed impregiudicate, in ogni caso, le pari opportunità intese nella generale espressione di principio di eguaglianza sostanziale tra i cittadini europei, e le forme sempre più diffuse e necessarie per il sostegno attivo all’occupazione, attraverso misure che manifestino, evidentemente, una peculiare sensibilità soprattutto verso i giovani e i disoccupati.

I principi del Capo II, rubricati «Condizioni di lavoro eque», si attueranno, invece, attraverso tutte quelle misure, non necessariamente legislative in senso stretto, idonee a garantire l’occupazione flessibile e sicura, una retribuzione equa che offra un tenore di vita dignitoso per sé e per la propria famiglia, un più adeguato sistema normativo di informazione sulle condizioni di lavoro e sulla protezione in caso di licenziamento, anche attraverso un miglioramento del dialogo sociale e un più effettivo coinvolgimento dei lavoratori nell’attuazione delle politiche economiche, occupazionali, l’equilibrio tra attività professionale e vita familiare, comprensibilmente veicolando il tutto all’interno di una ben più ampia garanzia di azioni che abbiano sempre ad oggetto il fondamentale diritto ad un ambiente di lavoro sano, sicuro e adeguato anche nel rispetto della protezione dei propri dati personali.

Il Capo III, infine, relativo alla «Protezione sociale e all’inclusione», consentirà di favorire una maggiore sensibilità, da tradursi, ovviamente, in misure sempre concrete, nei riguardi di quelle realtà sociali svantaggiate, e più in generale per tutta quelle aree di «fragilità» della popolazione europea.

Per questo, la Commissione, in modo molto accorto e accorato, tra i principi guida da osservare per le consequenziali politiche attive, ha sollecitato e individuato l’assistenza all’infanzia e il sostegno ai minori, la protezione sociale, le prestazioni di disoccupazione, il reddito minimo, il reddito e la pensione di vecchiaia, l’assistenza sanitaria, l’inclusione delle persone con disabilità in uno con l’assistenza a lungo termine, nonché da ultimo, ma non per ultimo, l’assistenza per l’assegnazione e/o la realizzazione di alloggi per i senzatetto, e l’accesso ai servizi essenziali.

Non può revocarsi in dubbio che la novità del Pilastro sui diritti sociali rappresenti una importante presa di posizione dell’UE dinanzi ai mutevoli scenari economico/sociali cui assistiamo quotidianamente, e l’idea di porre, ancora una volta, al centro della questione gli inderogabili diritti fondamentali della persona, per come sono stati pensati e sanciti nel corso degli ultimi due secoli in tutte le Carte costituzionali delle democrazie contemporanee, è senz’altro più che meritorio.

Questo Pilastro, va, tuttavia, compreso nella propria essenza politico-istituzionale, se è vero, come è vero, che esso nasce non tanto dalla esigenza formale di propalare mere «dichiarazioni di intenti e/o programmatiche» quanto piuttosto dalla consapevolezza sostanziale derivante dalla urgenza di intervenire, in modo concreto, e nel più breve tempo possibile, nelle politiche sociali di ogni natura, a maggior ragione ove si consideri che a dispetto della prosperità e ricchezza pure effettivamente presenti nel vecchio continente, gli europei, se interrogati sul futuro, rivelano, nondimeno, quasi sempre una sconcertante (e inaccettabile) angoscia soprattutto per le prossime generazioni.

Difatti, è frequente constatare come l’Europa sia al tempo stesso considerata ora una causa ora una soluzione dei problemi, e come questo sia dovuto principalmente al fatto che non vi è per nulla una visione unitaria su ciò che all’«unisono» nominiamo «Europa sociale».

Da chi ritiene un non sense questa aggettivazione, riducendo l’Europa ad un redivivo Leviatano 2.0, a chi obietta che se di questioni sociali si deve trattare queste non possono che essere comprese e trattate da singoli governi nazionali, vi è chi (forse) più prudentemente, osserva come, per converso, l’«Europa sociale» sia invece proprio l’elemento centrale del contributo dell’UE alle società democratiche.

Mélange valoriali, diversi approcci teorici, diverse opinioni e opposte sensibilità si contendono il campo, certo – ma vi sono ciononostante sfide comuni che indubbiamente vanno mantenute in risalto, quali, ad esempio, quelle sin d’ora prevedibili, in una prospettiva di lungo termine, ove tutti gli Stati membri, di là del progresso economico/sociale fino ad oggi conseguito, saranno giocoforza posti dinanzi ai repentini cambiamenti del mondo e alle ineludibili nuove tendenze da questi scaturenti, dall’invecchiamento demografico ai nuovi modelli familiari, dalla velocità della digitalizzazione, alle nuove forme di lavoro, e agli effetti della globalizzazione e dell’urbanizzazione.

È vero che molte di queste tendenze offrono opportunità senza precedenti in termini di libera scelta, vite più lunghe e più sane, migliori condizioni di vita e società più innovative e aperte. Sennonché, al tempo stesso, emergono nuovi interrogativi che così suonano: queste opportunità sono accessibili a tutti? Siamo adeguatamente preparati ai cambiamenti che ci aspettano come individui e come società? Il ritmo e la complessità delle numerose trasformazioni in atto alimentano una sensazione — e un rischio reale — di perturbazioni, insicurezza per la vita di molte persone, ingiustizia e disuguaglianza generalizzate.

Sarà, pertanto, esattamente all’interno di questa cornice politico-culturale che i Principi fissati nel nuovo Pilastro sui diritti sociali sopra menzionati dovranno dimostrare la loro effettività e la loro efficacia, atteso che l’Europa, ha, oramai da molto tempo, sempre più un impatto tangibile in ogni anfratto della vita quotidiana, dalla scuola, al lavoro, in casa, in vacanza o in pensione.

Invero, ci pare assai eloquente il non secondario messaggio che pure alligna tra le pieghe di ciascun obiettivo del nuovo Pilastro che sembra mettere in risalto, di là delle buone parole utilizzate nei principi, innanzitutto una più matura e opportuna consapevolezza (eloquente è il mea culpa confessato proprio in questi mesi sulla austerità praticata in danno della Grecia) delle istituzioni comunitarie difronte alle inaccettabili disuguaglianze sociali e alle obiettive contraddizioni economiche malauguratamente verificatesi, ma evidentemente evenienti da talune disattenzioni anche delle politiche europee degli ultimi anni.

Tale nuova consapevolezza, racchiusa nei principi, consentirà, con ogni probabilità, e proprio perché cosi apertamente dichiarata, di progredire sul piano economico e sociale, di lottare più che mai contro la discriminazione e l’esclusione sociale, nonché di conformare gli europei alle future esigenze del mercato del lavoro permettendo ad ognuno di noi di condurre una vita più gratificante.

Così, quantomeno, noi vorremmo provare a leggere le parole che sembra volerci suggerire Juncker, allorquando, proponendo una sintesi sul tenore dell’insieme dei valori messi in campo nel nuovo Pilastro, asserisce che

«[…] ci attendono enormi sfide e tocca a noi affrontarle nel modo giusto. Se vogliamo avere un ruolo in futuro, dobbiamo assumerlo adesso. Spetta a noi fare in modo che il modello sociale europeo sia chiaramente visibile in tutto ciò che facciamo. Perché l’Europa è lo scudo che protegge tutti noi, che possiamo chiamare patria questo magnifico continente.» 

l’Europa non sia solo un vuoto riferimento geografico, ma diventi un ineludibile spazio geopolitico per proteggere i cittadini

Solo se si (ri)creerà un così tale pregnante ecosistema culturale, vi saranno, infatti, uomini e donne con cui lavorare insieme per fare in modo che l’Europa non sia solo un vuoto riferimento geografico, ma diventi un ineludibile spazio geopolitico per proteggere i cittadini, rafforzandone la posizione e difendendone i valori comuni, specialmente a fronte delle sempre maggiori minacce e incertezze, non solo economiche, che si vanno profilando come all’interno così al di fuori dei suoi confini.

 

Per saperne di più

https://ec.europa.eu/commission/priorities/deeper-and-fairer-economic-and-monetary-union/european-pillar-social-rights_it

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